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mercoledì 26 agosto 2015

Le origini del pensiero mondialista del New World Order.

Le origini dell’ideologia mondialista che caratterizza il Nuovo Ordine Mondiale va fatta risalire assai indietro nel tempo. Secondo Enrica Perrucchetti e Gianluca Marletta essa andrebbe rintracciata nella riforma protestante che avrebbe liberato << uno spirito di rinnovamento, aspirante a trasformare i destini del mondo. Tali idee, all’epoca considerate ancora estremiste e relegate ai margini dallo stesso “mondo riformato”, si svilupperanno inizialmente all’interno della complessa galassia di sette e di movimenti, che allo spirito di ribellione tipico del Protestantesimo uniranno anche suggestioni e idee prese in prestito da antiche dottrine magiche e da tradizioni esoteriche >> 1 .
E’ precisamente in questo ambiente che nel XVII secolo sarebbe stata fondata – usiamo il condizionale – una società segreta chiamata Fraternità dei Rosa Croce. Tale organizzazione si sarebbe posta come scopo quello di << inaugurare un generale rinnovamento dell’umanità, ovvero creare un nuove ordine valido per tutti i popoli >> 2. Tuttavia la Perrucchetti e il Marletta ci avvertono che i principali documenti rosacrociani sarebbero nient’altro che un’invenzione di Johan Valentin Andreae, un intellettuale che avrebbe fatto da ponte tra il mondo luterano tedesco, le dottrine cabalistiche e la cultura esoterica. Ciò che più importa, però, è il fatto che poco prima di morire Andreae passò idealmente il testimone a Jan Amos Kominsky, al secolo Comenius (1592-1670): dobbiamo a lui la prima rappresentazione di un Governo Unico Mondiale.
<< L’opera politica più significativa di Comenius è certamente la Panorthosia (traducibile come “Diritto Universale”); in essa l’autore elabora la sua avveniristica visione di un’autorità mondiale la cui funzione sarebbe quella di trasformare l’educazione (anche a partire dalla creazione di una neolingua universale), trasformare e unificare le religioni e vegliare sulla pace globale prevenendo i conflitti. A questo scopo, Comenius auspica la creazione di tre “comitati universali”, a cui siano sottoposte rispettivamente la cultura, la religione e la politica […] Un simile progetto di rinnovamento e di riunificazione universale non potrà però realizzarsi, secondo Comenius, prescindendo dall’eliminazione dei due grandi poteri, che a questa riforma si sarebbero naturalmente opposti, ovvero la Chiesa di Roma e gli Asburgo >> 3.
Ci siano ora concesse tre osservazioni. La prima è la seguente: nel pensiero di Comenius sono già preconizzate la nascita dell’ONU, la creazione dell’UNESCO – che è il suo braccio culturale – e la diffusione del fenomeno della globalizzazione. Tanto basta – a nostro avviso – per dimostrare la validità del metodo scientifico che utilizzeremo in codesto saggio: la fenomenologia ovvero il concorso della Storia e della Logica per spiegare in che modo certe idee politiche, filosofiche e religiose abbiano concorso a produrre precisi fatti storici in un dato luogo e in un dato tempo. L’ultima e forse la più inquietante delle nostre osservazioni è la seguente: nella dottrina di Comenius troviamo già profeticamente esposte le ragioni più profonde per le quali sarà combattuta la Prima Guerra Mondiale. Ci ripromettiamo di riprendere l’argomento più avanti, limitandoci per ora a un fugace accenno.
Ritornando al brodo di cultura delle idee mondialiste, scrivono ancora la Perrucchetti e il Marletta: << Questo insieme di suggestioni e di idee cominceranno a prendere forma concreta in un solo Paese d’Europa: l’Inghilterra. E’ lì, infatti, che le tendenze rinnovatrici e l’odio contro il “vecchio ordine”, rappresentato dal Cattolicesimo e dall’Impero, troveranno una straordinaria accoglienza, non solo a livello popolare, ma anche all’interno della Corte reale di Enrico VIII. L’identificazione tra l’Inghilterra, il suo regno e il Nuovo Ordine del mondo sognato dai filosofi protestanti più estremi, tuttavia, diventerà un fatto solo con l’ascesa al trono della figlia di Enrico VIII, quell’Elisabetta I sotto la quale il movimento trasversale che permea il mondo protestante di allora prende finalmente forma […] sarà lei a incoraggiare la nascita di quei presupposti non solo politici, ma anche ideologici, su cui si baseranno secoli di imperialismo britannico: primo su tutti, l’identificazione dell’Inghilterra come “nuovo Israele” e “nuovo popolo eletto” destinato al dominio sul mondo […] quello dell’Inghilterra sarebbe stato il popolo scelto da Dio per “rinnovare l’umanità” e distruggere i vecchi poteri rappresentati dalla Chiesa di Roma e dall’Impero asburgico. Questo mito sarà subito condiviso dal popolo britannico, dagli uomini di Corte e dalle infiammate folle di ardenti predicatori, che percorrevano in lungo e in largo l’isola >> 4 .
Queste sono, a nostro avviso, osservazioni fondamentali per comprendere l’imperialismo britannico di ieri come pure quello americano di oggi. Per quanto attiene all’ambito più ristretto del nostro studio, le parole della Perrucchetti e del Marletta sono utili per comprendere la mentalità dell’establishment britannico con il quale, secoli più tardi, il fascismo si trovò ad interagire. Uomini politici come Franklin Delano Roosevelt, Winston Churchill e Antony Eden erano animati dall'ideale messianico di dominare il mondo e di redimerlo, arrogandosi il sacrosanto diritto di imporre agli altri popoli le proprie idee e di castigare senza pietà ogni atto di resistenza. Anche colui che avesse una conoscenza solo superficiale della mentalità e dell’operato di Mussolini comprenderà facilmente che nessun dialogo e nessuna comprensione era possibile tra il dittatore e le sue controparti anglo-sassoni, come ben intuì Arrigo Petacco: << Robert Antony Eden, baronetto di antica nobiltà, uscito da Eton e dalla Scuola per gli alti studi orientali di Oxford, da otto anni in diplomazia, era convinto, come ammettono i suoi biografi, che l’umanità si dividesse in due categorie: i common people, la gente comune, e gli aristocratici inglesi delle classi colte di cui faceva parte. << In lui >> scriverà a sua volta il diplomatico Raffaele Guariglia << non si poteva dire se predominasse l’ottusità, l’improntitudine o il disprezzo assoluto, non tanto verso la politica italiana, quanto verso il popolo italiano, fascista o non fascista che fosse >> 5 .
Riprendiamo ora il filo della narrazione sulla genesi del pensiero mondialista nel Regno Unito durante il XVI secolo illustrando sommariamente un fenomeno storico e sociale noto come puritanesimo. Scrive Nese: << era scoppiata d’improvviso in Inghilterra una febbre religiosa straordinaria. Si cominciò a diffondere la convinzione profonda che l’Inghilterra avesse una missione speciale da compiere >> 6 . Secondo l’autore ciò era in parte la conseguenza della straordinaria diffusione della Bibbia di Ginevra, la prima traduzione in lingua inglese delle Sacre Scritture fatta da William Whittingham sotto l’influenza di Calvino. Tale influenza spiega il tono << di aspra polemica nei confronti della Chiesa cattolica. Il papa era il nemico, l’Anticristo, la bestia che viene fuori dall'abisso senza fondo >> 6 .
L’influenza calvinista spiega il carattere fanatico del messianismo britannico: << Il movimento estremistico che ne deriverà, quello dei cosiddetti Puritani, spesso animati da un profondo disprezzo verso coloro che consideravano i “non-eletti”, ovvero predestinati da Dio alla dannazione, penetrerà anche nelle gerarchie della Chiesa anglicana […] L’aspetto più importante, tuttavia, sarà la grande importanza che avranno le frange estreme del Puritanesimo nella colonizzazione dell’America del Nord e nella creazione di quella mentalità che caratterizzerà per sempre la percezione degli Stati Uniti di sé stessi e l’idea di “missione universale”, che l’America si attribuirà nei confronti di tutto il mondo >> 7. Secoli più tardi l’establishment politico britannico sfrutterà questi sentimenti per manipolare l’opinione pubblica interna con una campagna di stampa che toccherà l’apice dell’isteria tra la fine del 1934 e il giugno 1935 con il Peace Balliot, << il grande referendum popolare indetto in Inghilterra dall'Unione per la difesa della Società delle Nazioni. Gli stati partecipanti badavano soprattutto ai propri interessi e le convenzioni internazionali, approfittando della debolezza della Lega, venivano continuamente violate. Il referendum proposto dall’Unione mirava perciò a rinvigorirla così da garantire la pace nel mondo, la giustizia sociale, l’indipendenza dei popoli e tutte le altre belle utopie che entusiasmano l’opinione pubblica. Manco a dirlo, dal referendum scaturì una volontà << societaria >> assoluta. Quasi all’unanimità gli inglesi chiesero il ripristino dell’autorità della Lega, la riduzione degli armamenti, nonché severe sanzioni verso i Paesi aggressori >> 8 . Malgrado il referendum fosse criticato per la tendenziosità con la quale erano state poste le domande, esso dimostrò, secondo Philip Noel-Baker, che gli inglesi erano pronti a ricorrere alle armi per fermare Mussolini se ciò fosse stato richiesto 9 . Eccitando lo spirito del puritanesimo – caratterizzato da una visione manichea del mondo e dal progetto di palingenesi dell’intera umanità – ristrette lobby affaristiche convinsero il popolo inglese e quello americano a combattere due guerre mondiali in difesa di inconfessabili interessi.
Impregnati di etica calvinista gli anglo-sassoni erano assolutamente convinti che tutto il genere umano fosse malvagio e corrotto a causa del peccato originale e per questo destinato a bruciare nelle fiamme dell’inferno: facevano eccezione gli “Eletti”, i quali erano stati destinati alla Salvezza dalla scelta immotivata di Dio 10 . Per queste ragioni probabilmente gli anglo-sassoni nella Storia non hanno mai mostrato pietà per chiunque si fosse messo sulla propria strada: fossero essi indios, neri, indiani, aborigeni o cinesi. Persino un criminale di prima grandezza come Hitler diffidava profondamente dello “spirito da bulldog” dei “cugini” che vivevano di là dalla Manica. Ne avrebbero fatto le spese anche gli italiani durante la Seconda Guerra Mondiale, allorché la RAF bombardò e ridusse in polvere le nostre belle città massacrando senza pietà i loro inermi abitanti. Migliaia di donne, vecchi e bambini persero la vita: erano tutti nemici dell’Inghilterra e tutti dannati secondo l’allucinante etica puritana. Un crimine che proseguì anche dopo la firma della resa incondizionata e con sempre maggiore crudeltà.

Ritorniamo in Inghilterra e precisamente nei secoli XVII e XVIII, durante i quali << le vecchie corporazioni sopravvivono formalmente, conservando – almeno nell’aspetto più esteriore – tutto il loro affascinante patrimonio simbolico […] ciò che rimane di quel mondo comincia ad attirare l’attenzione di personaggi e “forze”, che nulla hanno a che vedere con l’universo degli antichi costruttori. Figura paradigmatica di questo periodo è quella del nobile inglese Elias Ashmole, protestante erudito, appassionato collezionista, uomo politico e cofondatore della Royal Society, ma anche grande cultore di scienze occulte; letteralmente ossessionato dal sogno della ricerca dei Rosa Croce e dal loro progetto di “riforma universale”. Egli riesce, nel 1646, a essere ammesso in un’antica loggia di tagliapietre, presso la quale riteneva potessero sussistere le chiavi di un sapere esoterico antico e nascosto. Sono proprio personaggi come Ashmole a dare inizio a quel processo di radicale cambiamento, che gli stessi massoni anglofoni chiamano The transition e che porterà gradualmente il gotha del mondo intellettuale britannico a impadronirsi del patrimonio rituale e simbolico delle antiche società corporative reinterpretandolo in maniera spesso lontanissima dagli intenti originari delle corporazioni medioevali >> 11 . Quando il pastore anglicano James Anderson (1679-1723) redasse le costituzioni fondamentali – intorno al 1723 – il processo di transizione poteva dirsi ormai concluso: era nata la massoneria moderna, detta anche “speculativa” per differenziarla da quella antica, chiamata “operativa”. E’ interessante ricordare l’opinione del grande esoterista René Guénon, secondo il quale Anderson, nell’accingersi alla sua opera, eliminò ogni riferimento a quel mondo cattolico medioevale tanto odiato nell’Inghilterra del tempo e fece sparire tutti i documenti – gli “Old Charges” – su cui riuscì a mettere le mani per occultare la sua opera di mistificazione 12 .
Nella Grand Lodge of England, fondata a Londra dal rev. Anderson e dal rev. Desagulier nel 1717, il puritanesimo inglese si fuse con altre correnti culturali. Addirittura secondo il Gran Rabbino Isaac Wise << La massoneria è un’istituzione ebraica, la cui storia, i gradi, gli incarichi, le parole di passo, le interpretazioni sono ebraiche dall’inizio alla fine >> 13 . Tale opinione viene confermata anche da Yann Moncomble, secondo il quale << i rapporti tra Massoneria e giudaismo sono più intimi di quanto si pensi… il suo spirito è quello del giudaismo nelle sue convinzioni più fondamentali; sue sono le idee, il linguaggio e quasi l’organizzazione >> 14 . Secondo lo studioso ebreo Cohen << il fondamentale insegnamento adombrato nella “Rivelazione” è tramandato nella kabbalah dei sacerdoti di Israele >> 15 . Per il famigerato Gran Maestro della massoneria americana Albert Pike << ciò che la Massoneria Scozzese deve alla kaballah è l’allegoria della parola vera che ci darà nelle mani la pienezza della gnosi e la dominazione dell’Universo >> 16 . Infine il famosissimo storico della massoneria Aldo Mola afferma: << la massoneria è presente, naturalmente, in Israele, la terra che ha fornito all’istituzione la parte più cospicua della simbologia: la Bibbia, il tempio di Salomone, Hiram, l’acacia >> 17.
Fu probabilmente la Riforma a gettare un ponte tra il mondo cristiano e quello ebraico: i seguaci di Lutero e Calvino per la prima volta misero l’Antico Testamento sullo stesso piano del Nuovo. Essi ripresero ed esaltarono l’idea di un Dio onnipotente e terribile quale era quello veterotestamentario: l’uomo non era più al centro del mondo, ma era ridotto al misero ruolo di  peccatore, di reietto e di dannato. Il senso della vita terrena non era più quello di una breve transizione verso un’altra vita, quella vera: al contrario l’uomo era destinato a bruciare nelle fiamme dell’Inferno a causa del peccato originale. Semmai lo scopo della vita umana era quello di fungere da strumento per mezzo del quale fosse esaltata la gloria di Dio sulla Terra. Soprattutto la Riforma fece tabula rasa della dottrina cattolica secondo la quale la Salvezza si poteva conseguire con la fede e le opere. Tale idea fu sostituita dalla dottrina protestante della Predestinazione secondo la quale era la scelta immotivata fatta da Dio all’alba dei Tempi a stabilire chi fossero gli Eletti sui quali sarebbe caduta la Grazia, garanzia di successo nella vita terrena e di salvezza in quella ultraterrena 18 .  Tale concetto presentava notevoli somiglianze con l’idea ebraica di un patto tra Dio e il Popolo di Israele. A queste considerazioni si aggiungano infine il comune rigetto del cattolicesimo e l’odio contro il papa da parte degli ebrei e dei protestanti inglesi, nonché la fatale attrazione degli aristocratici inglesi verso l’esoterismo, che li portò a investigare i segreti della Cabala: tutto questo può contribuire, a nostro avviso, a gettare un po’ di luce sui punti di contatto tra protestantesimo, esoterismo ed ebraismo che costituiscono i tre pilastri del tempio massonico eretto nell’Inghilterra del XVIII secolo.
Ben presto nella massoneria la sete di denaro e di potere prese il sopravvento sulle istanze di perfezionamento morale.  Marco Pizzuti afferma senza mezzi termini che << la gran massa di personalità che si avvicina alla potentissima confraternita, insomma, aspira solo a ottenere vantaggi personali. Per tale ragione si tratta di una associazione […] molto ben frequentata da politici, industriali, magistrati, avvocati. Far parte della massoneria significa quindi entrare sotto la protezione di un club molto esclusivo, a cui però non si può disobbedire [...] Un principio, questo, che vale per ogni categoria di mestiere e che ha consentito a chi tira le fila dell’organizzazione di realizzare qualsiasi tipo di capovolgimento della società, politico, culturale ed economico, rimanendo sempre nell’ombra. La vera forza motrice della massoneria non è mai stata la sua ideologia mistica, ma gli enormi finanziamenti che ha sempre ricevuto nel massimo riserbo dalla casta di banchieri più ricca e potente del mondo. In questo modo, tanto la società quanto i valori a cui essa tradizionalmente si ispira possono essere tranquillamente sovvertiti dal suo interno nel senso voluto dai poteri forti >> 19 . La massoneria è dunque uno strumento di cui si servono i grandi poteri economici sia per ottenere vantaggi immediati sia per perseguire i propri piani di dominio mondialista.
La Perrucchetti e il Marletta concordano sul fatto che << complice la legge sul segreto e il complesso simbolismo ereditato dal passato, le massonerie moderne divengono, a poco a poco, l’incubatore di quasi tutti i movimenti e i processi rivoluzionari della modernità, il luogo in cui poter creare e gestire il potere, tessere reti di interessi e generare quelle élite che, di fatto, realizzeranno quasi tutti i cambiamenti politici, sociali e culturali dei secoli successivi. E se nel mondo anglosassone, in fin del conti, il mondo massonico rimarrà in buona sostanza legato, se non sottomesso al potere che lo aveva generato – ovvero quello dell’imperialismo prima britannico e poi americano – è soprattutto nelle nazioni non anglosassoni che esso produrrà gli effetti dirompenti, che la storia testimonia. Lo spirito anticattolico ereditato dal mondo protestante inglese, infatti, sommandosi ad altri elementi, diverrà uno straordinario agente corrosivo all’interno della società “continentale”: un potere antagonista, che avrà, come principale obiettivo, quello di “scardinare” gli antichi ordinamenti sociali per sostituirli con il potere delle nuove élite; un potere che saprà cavalcare – e a volte persino “creare” – quell’ondata di rivendicazioni dei diritti delle classi subalterne o del nazionalismo utilizzandole in funzione strumentale e sovversiva >> 20 . A riprova di ciò vi è la constatazione che le uniche monarchie sopravvissute in Europa sono quelle dei Paesi di tradizione protestante, con la sola eccezione della Spagna 21 .

Nel nostro breve excursus non poteva mancare un accenno agli Illuminati di Baviera, definiti da Marco Pizzuti “la setta delle sette”. Sappiamo che essa fu fondata nel 1776 dall’ebreo gesuita Johann Adam Weishaupt (1748-1830). Diremo brevemente che i suoi obbiettivi potevano così riassumersi: abolizione della monarchia e di ogni altro governo legale, della proprietà privata, dell’eredità privata, del patriottismo e della lealtà militare, della famiglia, della religione. Si tratta di << sei punti che riassumono in modo inquietante i principi ideologici del materialismo storico propagandato molto più tardi con la rivoluzione bolscevica fomentata in Russia dalla massoneria >> 22 . Per le esigenze del nostro studio è utile osservare l’organizzazione e il modus operandi della setta: << Weishaupt diresse materialmente la setta degli Illuminati, organizzandola secondo una struttura gerarchica piramidale divisa per gradi diversi di iniziazione. All’interno di essa, solo gli adepti di livello superiore vennero autorizzati a conoscere i nominativi degli altri affiliati e il vero scopo dell’ordine. Pertanto, i membri dei gradi più alti rimasero sempre in una condizione di massima segretezza, che valse loro l’appellativo di “invisibili”. La maggior parte degli aderenti apparteneva già ad altre società segrete e ricopriva posizioni di prestigio nel clero, nella nobiltà, nella magistratura, nell’esercito e in ogni altro settore sociale di rilievo >> 22 . Da queste parole pare dunque di capire che gli “invisibili” fossero i committenti della cospirazione degli Illuminati di Baviera: tra costoro si ricordano almeno due sovrani del Regno di Sassonia. Secondo Pizzuti << lo scopo dell’ordine, infatti, era quello di infiltrarsi in tutti gli schieramenti politici e militari in opposizione tra loro, per ottenere sempre il cambiamento politico-sociale a loro più congeniale. Usando tale strategia d’azione, già largamente impiegata dalla Massoneria in genere (i loro affiliati sono sempre stati infiltrati in tutti i diversi schieramenti politici) e da banchieri come i Rothschild (che hanno finanziato entrambi gli opposti schieramenti in tutte le guerre moderne), gli illuminati si proponevano di raggiungere obbiettivi politici di vasto respiro temporale >> 23 come abbiamo appena visto. Malgrado ufficialmente la setta fosse stata sciolta nel 1787 per intervento del principe elettore di Baviera, essa continuò in realtà ad operare come testimonia una lettera scritta da George Washington nel 1898 e indirizzata al reverendo G. W. Snyderndel 24 .
Abbiamo ritenuto indispensabile questo piccolo excursus per dimostrare, sulla base di fonti documentarie scritte 25 , quali siano i mezzi, l’organizzazione e i fini della massoneria e delle società occulte che al suo modello si ispirano. Da questo momento, però, noi useremo l’espressione “illuminati” non con specifico riferimento agli Illuminati di Baviera, ma indicando genericamente i burattinai che attraverso le società segrete portano avanti l’agenda globalista del Nuovo Ordine Mondiale accumulando inoltre colossale ricchezze.

Nell’ultimo quarto del Diciannovesimo secolo  il progetto mondialista subisce un adattamento in senso tecnocratico. Ce lo spiega, con la massima chiarezza, il grande “illuminato” marchese Saint Yves d’Alveidre, che, sulla scia di Comenius, preconizzò anch’egli l’instaurazione di un nuovo ordine mondiale retto da un governo segreto, la “Sinarchia”.
Nei suoi scritti egli distingue tra l’Autorità spirituale e il Potere temporale: il primo sarebbe emanazione di un potere sacerdotale di tipo iniziatico e esoterico, che ispira e orienta; il secondo dovrebbe invece << dirigere la massa e intervenire sulla Volontà popolare – intesa quale espressione dei desideri e delle passioni delle masse – nel momento che, attraverso il suffragio universale e per tramite di un collegio elettorale temporaneo, essa elegge i governanti >> 26 .
Naturalmente il Potere dovrà avere il beneplacito dell’Autorità: ennesima rivisitazione di quell’idea autoritaria che abbiamo già incontrato in Platone, San Paolo, Sant’Agostino, Russeau, Hegel e Marx.
Se il Potere agisce in nome dell’Autorità – il bastone sacerdotale – ne consegue che il popolo sovrano non esiste: << Non si tratta né di distruggere, né di conservare al di sopra degli Stati e dei loro capi un qualsiasi ordine sociale, perché non esiste: bisogna crearlo. Bisogna formare al di sopra delle nostre nazioni, dei nostri governi qualunque sia la loro forma, un governo generale, puramente scientifico, emanato dalle loro stesse nazioni, che conservi tutto ciò che costituisce la loro vita interiore >> 27 .
Nel piano di Saint Yves, tutto incentrato sul trionfo delle ragioni economiche, il ruolo dell’essere umano sarebbe degradato a quello di produttore e consumatore. Del resto non bisogna dimenticare che le masse sono sempre state guardate con disprezzo dagli “Illuminati”: l’iniziato René Guénon le considerava una massa di lavoratori asserviti << che non esiste dal punto di vista spirituale >> 28 mentre il massone George Orwell affermava che i “prolet” non avevano bisogno di essere indottrinati perché non hanno coscienza di sé 29 .
Il piano degli Illuminati, alla fine del XIX Secolo, consisteva dunque nell’organizzare un Super-governo gerarchicamente organizzato attorno a tre strutture rappresentative della vita religiosa e intellettuale (il Consiglio europeo delle Chiese nazionali); la vita politica e giuridica (il Consiglio europeo degli Stati nazionali); e infine la vita economica (il Consiglio europeo dei Comuni nazionali).
Nell’agenda degli “Illuminati” la meta finale resta la creazione di un’unica Chiesa sincretica, nella quale far confluire le tre religioni monoteiste, o, meglio ancora, di un pensiero globalizzato: il progetto è oggi a portata di mano grazie ai contributi convergenti della propaganda olocaustica, del Concilio Vaticano II e del terrorismo islamico.
Tuttavia  nel breve periodo l’obbiettivo prioritario doveva essere, secondo Saint Yves, l’unione economica: << Sono le capitali, Londra, Parigi, Bruxelles, che si tratta di associare in un unico consiglio europeo prendendo come base la vita economica, unico mezzo per legarle alla vita pubblica e restituirle al loro vero ruolo nazionale come universale [...] Questi interessi economici sono oggi la vera base di ogni società nazionale e nessuna politica, sia interna che estera, dovrà essere esercitata senza consultarli e riceverne una saggia e precisa ponderazione >> 30 . Oggi – anno: 2015 – chiunque può vedere con i suoi occhi cosa sia quest’Europa delle banche e dei banchieri: grazie a Saint Yves sappiamo anche che non per caso siamo arrivati a questo punto, ma tutto era stato già predisposto addirittura un secolo prima.
Si impone a questo punto una breve riflessione sulla fenomenologia del potere. Il potere militare opera in tempi brevi, ma tutti i tentativi di unificare l’Europa in un’unica entità politica sono falliti in epoca moderna. Il potere economico opera invece in tempi lunghi ed esso è interamente nella disponibilità degli “Illuminati” che provengono dal mondo dell’alta finanza internazionale. Il sentimento religioso opera in tempi lunghissimi. Da ciò la considerazione che un’unità basata sul denaro sia più facile da conseguire rispetto all’unità politica e religiosa. Ecco quindi spiegato la svolta tecnocratica che i piani deli “Illuminati” subiscono alla fine del XIX Secolo. Appunto per questo Saint Yves in persona così si rivolge ai governanti europei: << E’ nella vita economica ed emporiocratica (si legga tecnocratica n.d.r.) dei vostri popoli che dovete ricercare la base precisa, gli esatti fondamenti, dell’edificio europeo che vi invito a costruire nel vostro interesse e in quello delle nazioni >> 31 .
Su queste premesse gli “Illuminati” si proponevano di diffondere il socialismo. Con questo termine ambiguo essi intendevano la concentrazione di tutte le ricchezze del mondo nelle mani di una ristretta élite di iniziati, i quali l’avrebbero data in gestione a tecnocrati. Questi ultimi un giorno avrebbero vestito con eguale naturalezza gli abiti eleganti di un banchiere di Wall Street o della City, la tonaca di un cardinale della Chiesa cattolica o la grigia divisa di un burocrate sovietico: come l’abito non fa il monaco, così le differenze ideologiche sparivano di fronte alla semplice constatazione della funzione puramente strumentale dei tecnocrati. Per Saint Yves costoro non erano che bassi iniziati: essi non vanno perciò confusi con gli “Illuminati”.
In un momento in cui le maggiori potenze europee si spartivano l’Africa, l’Oceania, l’India e il Sudest asiatico  il governo segreto profetizzato da Saint Yves si riteneva o aspirava a diventare il depositario di tutte le ricchezze della terra. Come tale esso pretendeva il tributo di popoli e nazioni. Oggi conosciamo questo fenomeno col nome di “globalizzazione”.
L’apparato economico della Sinarchia agisce attraverso due leve: la grande finanza internazionale e l’energia. O per meglio dire: il controllo dell’emissione monetaria e delle regole della speculazione finanziaria e, in aggiunta a questa, il monopolio della distribuzione delle moderne fonti di energia. In questo ragionamento è esplicitamente escluso il mondo della produzione industriale come aveva probabilmente compreso Trotskij, che era stato un agente degli “Illuminati” almeno a voler prestar fede alla testimonianza del suo discepolo Rakovsky 32 .
Per giungere al socialismo era però necessario un ulteriore passaggio: la creazione di un’Europa federale ovvero il “Consiglio degli Stati”. Esso si sarebbe occupato di diritto pubblico, giustizia internazionale e diplomazia. La formula federale sarebbe stata – e lo vediamo ai nostri giorni nell’Unione Europea – la soluzione più efficace per lo spirito accentratore dei tecnocrati, perché avrebbe permesso di gettare sabbia nei delicati ingranaggi della divisione dei poteri e del controllo pubblico dell’operato del Governo. Infatti Saint Yves immaginava che le decisioni di questo consesso dovessero essere ratificate dal Consiglio dei Comuni e dal Consiglio delle Chiese nazionali sottraendolo dunque al principio della verifica della Volontà popolare.
Il terzo e ultimo elemento del Governo sinarchico sarebbe stato rappresentato dal Consiglio delle Chiese nazionali. Con << Chiese nazionali >> Saint Yves intende dire << la totalità dei corpi insegnanti della nazione senza distinzione di corpi, di scienze, né di arte, dalle Università laiciste, le Accademie, gli Istituti e le scuole speciali, fino alle istituzioni di tutti i culti riconosciuti dalla legge nazionale, alla Massoneria nel suo duplice aspetto di culto e scuola umanitaria, dalle scienze naturali, dalla geologia all’astronomia e le scienze umane, dall’antropologia alla teologia comparata fino alle scienze divine, dall’ontologia alla cosmogonia >> 33 .  Ritorna quindi il concetto di Chiesa gnostica tipico degli ambienti massonici e teosofici di fine Ottocento.
Quanto appena esposto non era però che il livello visibile del Consiglio delle Chiese nazionali: celato dietro di esso si nascondeva un secondo livello, occulto e ancora più inquietante. Era il nucleo iniziatico – composto dai cenacoli neopagani diffusi in tutta Europa – che supervisiona l’intero progetto mondialista del Nuovo Ordine Mondiale.
Come ognuno può vedere i tre Consigli immaginati da Saint Yves d’Alveydre assomigliano assai da vicino ad ambigue istituzioni oggi conosciute come Gruppo Bilderberg e Commissione Trilaterale ovvero le riunioni semi-segrete dei comitati esecutivi, nei quali un certo numero di tecnocrati messi a conoscenza del piano discutono dei mezzi per realizzarlo. Fermo restando l’esistenza di un superiore livello, occulto e iniziatico, di cui parleremo a breve.

Note   
  1.     E. Perrucchetti, G. Marletta, Governo globale. La storia segreta del nuovo ordine mondiale, Arianna Editrice, 2013, pp. 16-21
  2.   Ibidem
  3. Ibidem
  4. Ibidem
  5. A. Petacco, Faccetta nera. Storia della conquista dell’impero, 2003, Arnaldo Mondadori Editore, pp. 72-73
  6.  M. Nese, Gli eletti di Dio. Lo spirito religioso dell’Americana, p. 22-23. Citato in E. Perrucchetti, G. Marletta, op. cit. , p. 21
  7.  E. Perrucchetti, G. Marletta, op. cit. , p. 21-22.
  8.  A. Petacco, op. cit. , p. 78
  9.  Cfr. Thomson, The Peace ballot and the public, 1981.
  10.  Cfr. M. Webber, L’etica protestante e lo spirito del capitalismo, Bur Bibloteca Universale Rizzoli.
  11.  E. Perrucchetti, G. Marletta, op. cit. , p. 46
  12.  R. Guénon, L’errore dello spiritismo, Milano, 1998, p. 36.
  13.  Cfr. The israelite of America del 3/08/1860; citato in C. Jacq, La Massoneria. Storia e iniziazione, Mursia, Milano, 1972, p. 28; e riportato da M. Pizzuti, Rivelazioni non autorizzate. Il sentiero occulto del potere, Il punto d’incontro, 2009, p. 26.
  14.  Y. Moncomble, L’irrèsistible expansion du mondialisme, Faits et documents, Paris, 1981, p. 212; citato da M. Pizzuti, ibidem.
  15.  M. J. Cohen, La verité israèlite, tomo 5, Paris, 80, Rue Taituits, 1861, p. 74; citato da L. De Poncis, La Franc-Maconnerie d’après ses documents secretes, Beauchesne et Fils éditeurs, 1941, Réédition, DPF, 1972, pp. 265-266; e ripreso da M. Pizzuti, ibidem.
  16.  A. Pike, Morals and Dogma, cit. vol. VI, p. 205, comment al XXXII grado del R.S.A.A., Bastogi, Foggia, 1984; citato in M. Pizzuti, ibidem.
  17.  A. Mola, Storia della Massoneria in Italia dalle origini ai giorni nostri, Bompiani, Milano, 1992; citato in M. Pizzuti, ibidem.
  18.  Cfr. M. Webber, op. cit.
  19.  M. Pizzuti, op. cit. , pp. 27.
  20.  E. Perrucchetti, G. Marletta, op. cit. p. 47
  21.  Ivi, p. 59
  22.  M. Pizzuti, op. cit. , p. 31
  23.  Ivi, p. 29
  24.  Ivi, p. 32: << Reverendo, non era mia intenzione mettere in dubbio che la dottrina degli Illuminati e i principi del Giacobinismo non si fossero estesi agli Stati Uniti. Al contrario, nessuno più di me è convinto di questo fatto. L’idea che volevo esporle era che non credevo che le Logge dei Framassoni del nostro paese avessero cercato, in quanto associazione, di propagandare le dottrine diaboliche dei primi, o i perniciosi principi dei secondi, se mai è possibile separarli. Che delle personalità lo abbiano fatto, o che il fondatore o gli intermediari impiegati per fondare le società democratiche negli Stati Uniti abbiano avuto questo progetto e che abbiano mirato a separare il popolo dal proprio governo è troppo evidente per metterlo in dubbio. Con ossequio… George Washington >>. Da notare che Washington era un massone conclamato, il che spiega il tentativo di ridimensionare un fatto che, per la sua enormità, non poteva tuttavia negare.
  25.  Ibidem: << Nel 1787 il principe elettore di Baviera fece pubblicare un volume intitolato Scritti originali dell’ordine e della setta degli Illuminati, con la seguente nota sul frontespizio: “Coloro che avessero qualche dubbio sull’autenticità di questa collezione, non hanno che da annunziarsi agli Archivi segreti di Monaco, dove si è dato l’ordine di mostrar loro le carte originali”. Questi documenti vennero pubblicati in seguito anche dall’abate francese Augustin Barruel nelle Mémoires pour servir à l’histoire du Jacobinisme (1796-1798) >>.
  26.  Epiphanius, Massoneria e sette segrete. La faccia occulta della Storia, Fondazione Testimonium, p. 165.
  27.  La citazione di P. Mariel è riportata testualmente in Epiphanius, op. cit. , pp. 166-167
  28.  Epiphanius, op. cit. , p. 162, nota 314.
  29.  Cfr. G. Orwell, 1984.
  30.  Saint Yves d’Alveydre, Missione dei Sovrani, p. 418, citato in Epiphanius, op. cit. , p. 168
  31.  Ivi, p. 423, citato in Epiphanius, op. cit. , p. 169
  32.  Rakovsky era un ebreo cosmopolita e un massone: elemento di spicco dell’Internazionale socialista e stretto collaboratore di Lenin durante la Rivoluzione, fu poi ambasciatore dell’URSS a Londra e Parigi, prima di cadere in disgrazia in quanto seguace di Trotskij. Egli era profondamente convinto che la finanza non fosse il prodotto dell’accumulo del plusvalore da parte dei grandi capitalisti, come invece pretenderebbe Marx: costoro, anzi,si sarebbero arricchiti nella maniera più semplice e cioè fabbricando denaro dal nulla. A dimostrazione di questa teoria Rakovsky, sebbene ancora non conoscesse il fenomeno del signoraggio, citava tuttavia le speculazioni azionarie e valutarie nonché la legalizzazione dell’usura esercitata dalle banche per mezzo del tasso di interesse: tutti metodi mediante i quali si produce ricchezza dal nulla, ricchezza che materialmente non esiste trattandosi, a ben vedere, solo di calcoli riportati su fogli di carta. In questo ragionamento il possesso dei mezzi di produzione da parte dei capitalisti non ha nulla a che vedere con lo sfruttamento delle classi lavoratrici. Inoltre Rakovsky aggiunge un altro dato: il buon senso ci dimostra che il denaro prima viene stampato, poi investito nelle produzioni capitalistiche e infine speso dai lavoratori: ciò confuta in maniera palese la teoria marxista sull’origine della finanza dall’accumulo di plusvalore. Tuttavia ammesso che il denaro appena stampato corrisponda alla promessa di acquisto di determinati beni, che però devono ancora essere prodotti (secondo il ragionamento di cui sopra), ne consegue che l’intero sistema capitalistico si basa sul debito e che tale debito deve essere pagato dalle classi lavoratrici non ai possessori dei mezzi di produzione, bensì ai banchieri che prestano ad usura carta moneta. Rakovsky ritiene che la ragione per cui Marx tace gli aspetti finanziari del capitalismo è perché il Capitale è stato commissionato proprio dai banchieri ebrei. Cfr. Landowksy, Sinfonia in rosso maggiore, trad. di Zoe Bless, su www.cieliparalleli.it . La fonte in oggetto, per quanto da maneggiare con estrema cautela, è giudicata attendibile anche da una casa editrice seria come i Quaderni del Veltro, che ne pubblicò per la prima volta alcuni stralci nel 1974 con il titolo Stalin Trotckij e l’alta finanza consultabile sul sito web: http://xoomer.virgilio.it/controvoce/Stalin,%20Trotckij%20e%20l%27alta%20finanza.pdf
  33.  Saint Yves, op. cit. , p. 433-434 citata in Epiphanius, op. cit. , p. 172.



L'ARTICOLO CHE AVETE LETTO PROVIENE DAL SAGGIO MUSSOLINI E GLI "ILLUMINATI" DI ENRICO MONTERMINI.
L'OPERA E' DEPOSITATA PRESSO LA SIAE ED E' TUTELATA DALLE NORME A DIFESA DEL DIRITTO D'AUTORE.

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